More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  APRI GLI OCCHI E ... SOG...ProfileFriendsBlogMore Tools Explore the Spaces community

Blog

    • View next 20 entriesView last 20 entries

    Sembra un angelo

             Claudia si è vestita da angelo!

                                                     

     

    Da diversi anni, Claudia Koll appare raramente in televisione nè si concede alle interviste. Sembra un angelo, la popolarissima diva, splendida e bella nel personaggio di "Linda e il brigadiere", in "Valeria medico legale", in "Amiche" e in tante altre fiction. Sembra un angelo, leggo su un ritaglio dalla rivista "Oggi", sorridente in mezzo a uno sciame di bambini africani che la guardano con occhi lucenti, ricevendosi una carezza, uno sguardo materno e tenero.

    Un angelo non s'inventa. Non siamo al teatro, dove bastano due ali di pezza appiccicate alle spalle.
    Qui c'è di mezzo la grazia, una folgorazione, o qualcosa di simile. Meglio far parlare lei stessa: "L'Africa ha radicalmente cambiato la mia vita": comincia così la sua confessione. Non pensate "Alle falde del Kilimangiaro", non immaginatela nella savana alla ricerca di animali in estinzione. Di un'altra estinzione si resa conto: la vita che si spegne nei visi pallidi dei bimbi. "In Burundi", dice, sono tanti gli orfani che in guerra hanno perduto i geniori e vivono di espedienti, per la strada. Hanno bisogno di pane, ma anche di sorrisi". Burundi nel cuore dell'Africa, non lontano dal Ruanda, dove sono i miei confratelli rogazionisti. Qualcuno di loro ha fatto qui a Poggio Gherardo le prime prove del ministero sacerdotale in mezzo ai poveri. Poi è volato laggiù, dove i bimbi muoiono di fame, di Aids e di abbandono. Il nostro Educandato di Nyanza accoglie orfani e bisognosi, dai 4 ai 21 anni, un miscuglio inevitabile, perchè non si può fare diversamente quando c'è tragedia.  Per volare lontano, volontario o missionario che tu sia, devi aver compiuto la metamorfosi che ha fatto di te, uomo o donna tutto ciccia dal benessere, un angelo di Dio, leggero al par di vento. Claudia Koll è trasformata. All'origine c'è un nome, un incontro, un innamoramento: "Gesù. L'ho amato i quei faccini precocemente rugosi, simili a quelli dei vecchi. Mi guardavano senza vedermi quegli occhi spenti. Chiedevano un barlume di speranza per aggrapparsi alla vita". Basta così. Non vorrei stancare la vostra lettura, miei amati lettori e lettrici. Solo un pensiero sommesso, timido come sono quando devo chiedere:"A Nyanza, e in tanti altri punti della terra, abbiamo inviato angeli per i bimbi. Non lasciamo soli nè gli angeli nè quegli innocenti. Quanto potete fare, fatelo per mezzo di noi che trasmetteremo con CUORE il vosto segnale d'amore".
     

    "Quello che vuoi essere" di Paulo Coelho

     
                        Quello che vuoi essere!
        
     
    Quello che vuoi essere
    di Paulo Coelho

    puzzleLe condizioni ideali che tu ricerchi non esistono. Certi difetti non riusciranno mai a essere eliminati. Il trucco consiste nell'essere consapevole che, malgrado tutti i difetti, sei una persona straordinaria.
    Sì, tu ti conosci molto bene, ma cerca di oltrepassare i limiti ai quali sei abituato. Sii - per dieci minuti al giorno - quella persona che hai sempre desiderato essere. Se il problema è l'inibizione, sforzati di parlare. Se il problema è la colpa, sentiti approvato. Se la difficoltà è sentire il rifiuto del mondo, cerca consapevolmente di attirare tutti gli sguardi. Ti troverai in qualche situazione difficile, ma ne vale la pena.
    Chi, per dieci minuti al giorno, riesce a essere ciò che ha sognato, sta già facendo un grande progresso.

     
     
     
     
    THE DREAMER commenta ...
    Dobbiamo fare con ciò che abbiamo a disposizione. Se aspettiamo di essere perfetti o di essere nelle condizioni ideali per fare il primo passo verso la realizzazione di qualcosa di grande o verso la nostra stessa realizzazione, quel primo passo non lo faremo mai. Nessuno dice di buttarsi allo sbaraglio, ma "Non sono ancora abbastanza [forte, preparato, pronto, ...]" non deve essere una scusa per rimandare ad oltranza. Il suggerimento di Coelho è ottimo: il successo genera successo, cosi come l'insuccesso genera insuccesso, ecco perché iniziare con quel primo, piccolo passo - essere ciò che si vuole essere anche solo dieci minuti al giorno - è decisivo, è un messaggio alla nostra mente e alla nostra anima che "sì, allora è possibile, allora ci posso riuscire!". E quei dieci minuti diverranno venti, e poi mezz'ora, poi un'ora... E' un nutrire la fiducia che abbiamo in noi stessi e nelle nostre possibilità.
    Chi credete che abbia più successo nella vita? Un uomo intelligente ma sfiduciato, o uno normale ma che ha grande fiducia in sé stesso? Provate a indovinare...


    ghepardo

    FERRAGOSTO

                               FERRAGOSTO

    Il termine Ferragosto (dal latino Feriae Augusti = riposo di Agosto) indica una festa popolare, dalle radici antichissime, che si svolgeva il 15 agosto per festeggiare la fine dei principali lavori agricoli. Nell'occasione, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia; tale festa era tipicamente romana, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria dai decreti pontifici.

    Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l'impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro (cavalli, asini e muli) venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, durante il celeberrimo "Palio dell'Assunta" che si svolge a Siena il 16 agosto. Coincide con la festa cattolica della dormizione e assunzione di Maria (madre di Gesù).

    Tradizione tipicamente italiana, assente negli altri paesi europei, il Ferragosto è visto come giorno dedicato alla balneazione, nelle zone vicine a mari e laghi. Ma non bisogna dimenticare le tradizionali gite fuori porta verso località montane o collinari, in cerca di refrigerio.

     

    FERRAGOSTO AL CINEMA ...

    - Un sacco bello, film italiano del 1980 diretto ed interpretato da Carlo Verdone sullo sfondo di una Roma ferragostana, assolata e deserta.

    - Ferragosto in bikini, è una commedia italiana girata nel 1961. Regia di Marino Girolami, Sceneggiatura di Tito Carpi e Marino Girolami. Personaggi e interpreti: Walter Chiari, Mario Carotenuto, Valeria Fabrizi, Raimondo Vianello, Lauretta Masiero, Carlo delle Piane, Tiberio Murgia, Tony Ucci, Bice Valori, Marisa Merlini; il film rappresenta una serie di personaggi caratteristici che si incontrano sulla spiaggia di Fregene.

     

    MODESTIA

    Impara dagli errori fatti dagli altri.
    Non vivrai mai abbastanza
    per farli tutti da solo.
    - Eleonor Roosvelt -

    EinsteinLa creatività, l'inventiva, la genialità, sono doti che ognuno di noi vorrebbe avere.

    Ci sono persone che non sono capaci di intraprendere alcuna azione se prima non sono corroborati dall'approvazione altrui. Costoro possono perdere occasioni anche importanti per cercare un eccesso di sicurezza. Si muovono solo se sono certe del risultato, quindi... quasi mai. Sognano di intraprendere azioni, di ribaltare il mondo, dicono "vedrete di cosa sono capace!". Ma le loro intenzioni rimangono sempre allo stato di idee, sono sogni che non si trasformano mai in azione.
     
    Ma è frequente anche l'opposto. Ci sono persone che agiscono sempre e solo di testa propria, sentendo di avere immancabilmente l'idea giusta, pensando di essere infallibili. Mio padre, ad esempio, soleva dire: "Non sono io ad avere sempre ragione: siete voi che avete sempre torto!"

    Non ci credete? Un classico esempio: quante persone ascoltano una frase detta da un amico senza dargli alcun peso, per poi magari leggere una massima quasi identica detta da una famosa personalità (se poi è trapassata è anche meglio) e allora, magicamente, quelle stesse parole diventano degne di essere lette o ascoltate?
    Pensateci, magari è successo anche a voi!

    Ma da dove viene questa sicurezza? Certamente ciò che sappiamo non è nostra invenzione, al massimo è nostra elaborazione, parte da dati appresi nel passare degli anni. Abbiamo imparato da altri. E poiché ogni invenzione e scoperta è stata immancabilmente preceduta da molteplici errori e abbagli, abbiamo imparato soprattutto dagli errori di chi ci ha preceduto. Nessuno ha mai inventato qualcosa da zero, aveva sempre una informazione di base su cui costruire.

    gatto che si specchiaE allora, quale arroganza ci permette di sostenere che non abbiamo bisogno di ascoltare gli altri, di non avere più nulla da apprendere da altre persone? Per quanto noi possiamo saperne, c'è sempre qualcuno che sa qualcosa in più di noi. Almeno c'è qualcuno che sa qualcosa che noi non sappiamo, che forse ci è solo sfuggito, ma c'è. Un qualcosa che può essere determinante, che può fare la differenza tra vittoria e sconfitta, forse addirittura tra vita e morte. E quel prezioso input magari non arriva da un maestro illuminato, di qualunque campo si stia parlando, forse è sulla bocca di chi non ti aspetteresti mai essere capace di darti un'informazione così importante.

    Errare è umano, la paura di sbagliare non ci deve bloccare. Ma ben altra cosa è pretendere di sapere tutto, di avere tutti i dati e le capacità per fare a meno di chiunque, rifiutando a priori il confronto, i consigli, gli aiuti, perfino da chi è titolato a saperne di più.

    La mancanza di modestia e l'arroganza possono provocare danni incalcolabili.

    Cerchiamo di non dimenticarlo mai.

    cuccioli

    26 Luglio: Non abbandonate gli animali!

          "Chi abbandona un animale

           ce l'ha piccolo... il cervello!"


    Mentre milioni di italiani s’apprestano a fare le valigie e a partire con il primo esodo dell’estate, come ogni anno decine di migliaia di animali domestici in Italia “si preparano” ad essere abbandonati.

    In Italia sono circa 40 milioni gli animali che vivono in casa e in famiglia. Oltre ai 13 milioni di cani e gatti, del censimento fanno parte i pesci rossi, le tartarughe, i furetti, i criceti, i serpenti, i conigli e molti altri animali esotici e non. Ma quando arriva l’estate questa sintonia si interrompe e molti, troppi, decidono con un atto di grande insensibilità e crudeltà, di “liberarsi” dell’ingombrante fagotto. Nonostante esistano sia pene pecuniarie (da mille a diecimila euro) che restrittive (sino ad un anno d’arresto) per chi si macchia di tale reato, con l’arrivo dell’estate il triste fenomeno dell’abbandono si ripete. Per questo motivo siamo convinti ci sia ancora tanto da fare anche sul piano dell’educazione e della sensibilizzazione.




    I numeri dell’abbandono

    Ogni anno sono circa 140.000 gli animali, tra cani (molti sono cani da caccia) e gatti, abbandonati in Italia. Gli abbandoni si verificano durante tutto l’anno, con punte di oltre il 30% in estate. In Emilia-Romagna secondo i dati del Ministero della Salute (gennaio 2007) sono presenti 623.016 cani di proprietà. I canili sono 65, secondi per numero alla sola Campania. I cani ospitati nei canili sono 8.804. Secondo una stima i cani randagi sono 8.052.


    Pochi giorni fa al telegiornale hanno detto che è dimostrato scientificamente che chi abbandona il proprio cane, gatto o animale domestico, dopo questo gesto (crudele e irresponsabile!) soffre di depressione.
    "Poverino"... ma a chi abbandona il proprio cane o gatto & co. solo la depressione deve venire? E' un po' poco mi sembra... troppo poco... so io che cosa gli dovrebbe venire!!!
     
     
    Gli abbandoni si verificano durante tutto l’anno, con punte, spiega la Lav, di oltre il 30% nel periodo di apertura della stagione venatoria, per opera dei cacciatori che «provano» i cani e si disfano di quelli che non «funzionano» e il 25% in estate.

    «Il fenomeno degli abbandoni - denuncia ancora la Lav - alimenta peraltro un enorme giro d’affari, stimato in circa 500 milioni di euro all’anno, legato alla gestione di molti canili privati che hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni milionarie con le amministrazioni comunali, troppo spesso poco attente alla qualità del servizio offerto e quindi al benessere degli animali».
     


    Nell’80% dei casi un animale abbandonato muore dopo poco tempo di fame o in un incidente stradale. I più «fortunati» trascorreranno una vita di stenti in strada o saranno rinchiusi nei canili. Circa 600 mila cani vivono attualmente rinchiusi nelle gabbie dei canili o da randagi insieme a 2,6 milioni di gatti. L’abbandono degli animali, è noto, è un fenomeno pericoloso anche per le stesse persone, provoca infatti ogni anno oltre 4.000 incidenti stradali, con 400 feriti e 20 morti. Per sensibilizzare su questo tema gli automobilisti in procinto di partire per le vacanze, la Lav di Torino ha organizzato per sabato 26 luglio a partire dalle 10.00 un sit-in durante il quale saranno distribuiti volantini sul tema ed i cani abbandonati (volontari mascherati) racconteranno ai passanti le loro tristi vicende e distribuiranno il volantino «Chi abbandona un animale ce l’ha piccolo... il cervello!».
     

    Fantasmi

                               FANTASMI

    ATTENZIONE: Il frutto di questo intervento è stato preso da un sito internet!

     

    Dal greco antico phantasma a sua volta da phantazo ("io appaio"), i fantasmi tormentano gli incubi degli esseri umani di ogni tempo, luogo e cultura. Nei secoli sono state raccolte migliaia di testimonianze, da quelle più famose a quelle "casalinghe", le nostre. Credo che ognuno di noi abbia assistito direttamente ad una apparizione di un qualche genere o ne abbia almeno sentito parlare da una persona a lui cara.

    Mia madre, poco prima che mio padre si aggravasse e andasse verso la sua fine, mentre trafficava in cucina avvertiva spesso la presenza di mia nonna, sua madre. Si voltava di scatto, la intravvedeva per qualche istante per poi vederla svanire nel nulla. Quando mio padre morì, le apparizioni scomparvero.

    Due miei cari amici abitano in un antico convento sconsacrato, la cui sala principale è fatta a forma di piramide. Spesso mi raccontano di strani fatti - luci che si accendono e spengono, finestre chiuse ritrovate aperte, una volta addirittura il loro gatto, che quando uscirono era chiuso in casa, trovato inspiegabilmente su un davanzale al secondo piano, a finestra serrata. Secondo loro questi "scherzi" sarebbero dovuti al fantasma di un bambino, che lui, da ragazzino, avrebbe anche visto, e la cui immagine sarebbe perfino rimasta impressa su una foto digitale (da me visionata).

    Ad un'altra mia cara amica, che sostiene di essere stata in passato tormentata da "larve", un tipo nefasto di fantasma, rimangono spesso impresse strane figure nella sua macchina fotografica, anch'essa digitale.

       

    Io stesso conto diversi casi di presunte apparizioni difficilmente spiegabili con la sola suggestione. Una volta ero davanti allo schermo del mio PC nella mia vecchia casa, dove persi entrambi i miei genitori. Stavo scrivendo nella massima tranquillità. Era una sera d'inverno ed avevo solo la luce dello schermo e di una lampadina sopra di esso: nessuna fonte luminosa si rifletteva direttamente sullo schermo. Anche la finestra e la porta erano chiuse. Improvvisamente un'ombra apparve sullo schermo e lo attraversò rapidamente da un capo all'altro, la mia schiena rabbrividì. Mi girai di scatto... ma non c'era nessuno.

    spettroQuesti fenomeni sono in realtà molteplici e variegati. E non sono tutti negativi. Una notte, nel dormiveglia, percepì una sfera di luce accanto al mio letto. In qualche modo sapevo che quella luce era la mia nonna paterna, morta molti anni prima. La sua presenza era tranquillizzante e non mi impauriva per nulla.

    Per la molteplicità delle loro forme è difficile tantare una spiegazione univoca. Alcune apparizioni possono essere frutto di suggestione o spiegabili con giochi di luce, effetti ottici, disturbi elettromagnetici. Per altre si è tentata la strada dell'energia psichica, che gli stessi presenti proietterebbero all'esterno. E' questo per esempio il caso dei poltergeist, ovvero di quelle "presenze" che spostano oggetti e producono rumori "secchi" e che, guarda caso, avverrebbero il più delle volte in case dovo sono presenti adolescenti nel pieno del loro travaglio psichico di crescita.

     

     

       

    Ma anche in caso di suggestione, siamo noi a suggestionarci e a distorcere ciò che vediamo producendo "spettri", o quando siamo suggestionati siamo semplicemente più ricettivi e attenti, vedendo cose che normalmente non scorgiamo?
    Una volta vidi in un cinema un film che parlava di fantasmi. Era fatto molto bene e mi colpì parecchio. Tornato a casa, notai che il gatto "puntava" qualcosa sul muro, arrivando perfino a miagolargli arrabbiata. Inutile dire che controllai benissimo il muro senza trovarvi nulla. Come mai, mi chiesi, successe proprio quella volta, al rientro dal cinema dove avevo appena visto quel film di fantasmi? Fui io a proiettare qualcosa sul muro? O forse sul gatto, influenzandone il comportamento? O semplicemente notai in lui un comportamento che fino a quel giorno non avevo mai notato?
    La stessa domanda si può trasporre ai diversi periodi storici. Perché nell'ultima parte dell'800 e nei primi anni del '900, abbondavano apparazioni, medium, correnti spirituali come lo Spiritismo di Allan Kardec, mentre oggi non sono più così frequenti? Perché erano loro ad essere suggestionati, o perché siamo noi oggi a non essere più portati a credere, a vedere, cio' che ci circonda?

    Cosa sono dunque i fantasmi? Trapassati malinconici che non riescono a lasciare la vita terrena? Nostri cari che cercano di aiutarci? Nostre proiezioni psichiche? O semplici giochi ottici/visivi?

    ... o, forse, un misto di tutte queste cose?

    Inutile dirvi che vostre eventuali testimonianze sono ben accette...

       

    ATTENZIONE: Il frutto di questo intervento è stato preso da un sito internet!

    L'Angelo che non dormiva

       L'angelo che non dormiva

     

    Qualche volta il Signore s'addormenta. Non tutte le sere, come noi, ma qualche volta capita anche a Lui. Si sdraia su una nuvola e dorme. Naturalmente nessuno l'ha mai visto, ma basta guardare il cielo per accorgersene. Se non vedete nemmeno una stella, se la luna tramonta subito o non si fa vedere, se la notte è così scura che sembra una macchia d'inchiostro nero che vi cola addosso, se il vento si ferma e l'aria non respira; se tutto è immobile e buio, vuol dire che il Signore s'è addormentato.

    Fortuna che gli capita di rado, perché, quando Lui dorme, in cielo dormono tutti, per non disturbarlo. Anche gli angeli, e sulla terra gli uomini diventano più cattivi e gli animali più feroci. Ma il sonno del Signore è così breve che dura un battito di ciglia: chiudete gli occhi e Lui s'è già svegliato. Ora, quando il Signore s'addormenta, s'addormentano anche gli angeli. Quelli che suonano restano con gli strumenti sollevati, la tromba in bocca, la guancia sul violino; quelli che raccolgono i messaggi si fermano nell' aria; quelli che cantano le lodi rimangono a bocca aperta. I più fortunati sono quelli che custodiscono i bambini: appoggiano la testa sul cuscino, se i bambini dormono, o sulla loro spalla. E i bambini sorridono nel sonno o sospirano, perché si sentono felici. C'era un angelo, però, che non riusciva a dormire. Era uno di quelli che stanno attorno alla testa del Signore e gli fanno corona: sono gli angeli più piccoli e leggeri, con le ali d'oro puro, che emanano una grande luce.

     Quando il Signore s'addormenta, questi angeli nascondono la testa sotto un' ala e dormono così; che non è una posizione proprio comoda. Forse per questo al piccolo angelo non piaceva dormire. Ma la ragione vera era forse un' altra: quando metteva la testa sotto l'ala, le piume d'oro gli facevano un terribile solletico e invece di dormire, a lui veniva voglia di ridere. Con il Signore che dormiva sulla nuvola, con tutto il cielo addormentato, in un silenzio così profondo che non si può nemmeno raccontare, il piccolo angelo si stringeva il naso disperatamente per non scoppiare in una risata. Una cosa molto imbarazzante! E una volta proprio non ce la fece. Le piume sembravano farlo apposta: gli pizzicavano la nuca, gli solleticavano le orecchie, gli tormentavano la punta del naso. Il piccolo angelo stringeva le narici, forte, sempre più forte, e la risata dentro di lui cresceva, cresceva. Era arrivata ormai alla gola. Allora, prima di combinare il disastro, liberò la testa dall'ala, fece una capriola all'indietro e si tuffò nel vuoto. Giusto in tempo! Mentre precipitava in basso la risata uscì, lunga lunga quanto la sua caduta. La udì un uomo che stava affacciato a una finestra, all'ultimo piano di un palazzo. Era notte fonda e quest'uomo non trovava pace. Pensava di essere solo al mondo, di non servire a nessuno.  In quel momento l'angelo gli passò davanti e lui udì la sua risata. Ma non ne vide la luce. La luce la vide una gazzella che era andata ad abbeverarsi a una pozza d'acqua, nella savana africana. Era" buio pesto e la gazzella era divorata dalla sete. Stava per bere nella pozza, quando la luce la illuminò e lei balzò via.

    Furono solo loro ad accorgersi dell' angelo, l'uomo e la gazzella. L'uomo udì la risata dell' angelo e si sentì improvvisamente consolato; la gazzella vide la luce e si salvò dal leone che stava per ghermirla. Gli altri, quelli che quella notte guardarono il cielo, videro un punto luminoso che scendeva e pensarono a una stella cadente. Quando tutta la risata gli fu uscita dal petto, il piccolo angelo puntò di nuovo verso l'alto e in un attimo fu nella corona degli angeli attorno alla testa del Signore. Mise la testa sotto l'ala e finse di dormire. E il Signore, che si era accorto di tutto, fece finta di dormire anche Lui.

     

     

     

    L'Irlanda

    L'Irlanda è uno stato membro dell'Unione europea, ha un'economia sviluppata e una popolazione di poco più di 4,2 milioni di abitanti. La capitale è Dublino, situata al centro della costa orientale. La Costituzione dell'Irlanda stabilisce, all'articolo 8, che la lingua irlandese, in quanto lingua nazionale, sia la prima lingua ufficiale. La lingua inglese è riconosciuta come seconda lingua ufficiale. La bandiera nazionale della nazione è il tricolore irlandese, composto da tre bande verticali di uguali dimensioni i colori sono: verde, bianco e arancio. Lo stemma irlandese ufficiale è un'arpa celtica d'oro su scudo blu. L'isola d'Irlanda è divisa storicamente da molto tempo in quattro province e 32 contee, oltre a varie aree di altro tipo.

    L'isola d'Irlanda si estende per 84.421 km² dei quali cinque sesti appartengono all'Éire. È bagnata ad ovest dall'Oceano Atlantico, a nord-est dal Canale del Nord. A est invece c'è il Mare d'Irlanda che si riconnette all'oceano a sud-ovest tramite il Canale di San Giorgio e il Mare Celtico. La costa occidentale dell'Irlanda consiste per lo più di scogliere (tra cui le celeberrime Cliffs of Moher), ampie baie circolari ricche di isole e spiagge che mutano velocemente con la marea, mentre quella meridionale da lunghe penisole, spiagge lunghissime e insenature molto strette. Il territorio vicino alla costa è formato spesso da colline e basse montagne (il punto più alto è Carrantuohill a 1041 m). Per il resto quasi tutto il territorio centrale è composto di pianure e prati, traversati da vari fiumi, il più lungo dei quali, lo Shannon, forma già da solo numerosi laghi o loughs. Il centro della nazione è formato da paludi dello Shannon, con vaste distese di torba, usata per la combustione. Il clima è temperato grazie alla Corrente del Golfo. Le estati raramente sono calde, ma anche in inverno è difficile che geli. Le piogge sono frequentissime, con addirittura 275 giorni di pioggia all'anno in qualche regione. Le città principali sono la capitale Dublino nella costa orientale, Cork nel sud, Galway e Limerick nella costa occidentale, e Waterford nel sud-est.

    L'86,6% della popolazione della Repubblica d'Irlanda è cattolica, in leggero calo negli ultimi anni. La seconda grande religione, la Church of Ireland (anglicana) è, invece, in lieve ripresa ed è attualmente professata dal 5% della popolazione. Il 4,4% dichiara di non avere un credo religioso.

     

    Immagine:Celtic cross Knock Ireland.jpg

    L'isola d'Irlanda è famosa nel mondo, fra le tante cose, per il Libro di Kells, la birra Guinness, la particolare musica folk, mentre in ambito letterario per scrittori del calibro di George Berkeley, James Joyce, George Bernard Shaw, Richard Brinsley Sheridan, Oliver Goldsmith, Oscar Wilde, W.B. Yeats, Samuel Beckett, Séamus Heaney, Herminie T. Kavanagh e molti altri. Shaw, Yeats, Beckett e Heaney sono stati insigniti del premio Nobel per la letteratura. Ernest Walton del Trinity College di Dublino è stato invece insignito del premio Nobel per la fisica per aver "diviso l'atomo".

    Il rugby è uno degli sport più apprezzati in Irlanda, ma non è una prerogativa della Repubblica, dato che la nazionale di rugby irlandese comprende giocatori di tutta l'isola: è una delle rappresentative più forti nel panorama mondiale e partecipa al Sei Nazioni. L'avere un unica nazionale ha portato ad adottare un inno appositamente realizzato (Irelands Call) che solo in occasione di incontri disputati nel territorio dell'Eire è preceduto dall'inno della repubblica irlandese.

     
    UNA RACCOLTA IMMAGINI DELL'IRLANDA ...
     
     

    ... e fuori nevica!

    ... e fuori nevica!

    "E fuori nevica!" è una commedia comica che tratta della convivenza forzata di tre fratelli: Enzo, Cico, Stefano. Il protagonista, Cico, è un malato di mente vero, non una macchietta. Un osservatore superficiale potrebbe pensare che Cico è un povero demente: incapace di provvedere a se stesso, completamente staccato dalla realtà...invece è un acuto osservatore della realtà che lo circonda, un geniale risolutore di situazioni difficili, un divertente ed ironico sbeffeggiatore della retorica e della ipocrisia umane, insomma un "eroe diverso". Nè io né l'attore che interpreta il ruolo di Cico, prendiamo in giro il malato. Sono le situazioni che scaturiscono dal comportamento "diverso" a far ridere lo spettatore. Fa ridere la presa in giro dei "normali", a disagio quando il più debole fa leva sui loro sensi di colpa. E non manca nella commedia una nota di profonda amarezza che, in teatro, ha sempre lasciato lo spettatore con l'amaro in bocca.
    Io credo che il meccanismo comico ha sempre bisogno di una nota drammatica. Persino le "spalle", nelle scenette comiche, devono portare sul volto e nei gesti, e nelle voci, l'elemento dell'infelicità, del disagio, altrimenti il comico che lavora al loro fianco non riuscirà a far ridere, se non inventando battute. Ma con le battute non si fa il teatro, le battute si dimenticano, i sentimenti restano, e in "... E fuori nevica" resta un sentimento di solidarietà nei confronti di Cico, del ragazzo portatore di handycapp.

     

     

    ... E FUORI NEVICA!
    di Vincenzo Salemme

    con
    VINCENZO SALEMME

    e con

    Carlo Buccirosso, Nando Paone,
    Maurizio Casagrande

    scene Tonino Festa
    costumi Silvia Polidori
    musiche Antonio Boccia

     

     

    Alcune scene tratte dallo spettacolo ...
      

    L'importanza dell'obiettivo

                L'importanza dell'obiettivo

     

    “If you want to build a ship, don't drum up people together to collect wood and don't assign them tasks and work, but rather teach them to long for the endless immensity of the sea”

      "Se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini per raccogliere il legno e distribuire i compiti e i lavori, piuttosto insegna loro ad anelare all’infinita immensità del mare"

    Antoine de Saint-Exupéry

     

     

     

    Abbiamo la conoscenza e le capacità per raggiungere i nostri obiettivi eppure ci areniamo miseramente. Perché? Di volta in volta la causa è attribuita all’incostanza, alla mancanza di determinazione, alla scarsa convinzione nel nostro potenziale. Si sa solo che un giorno ci si sveglia e ci si rende conto che l’ennesimo obiettivo per il quale ci si era armati e preparati si è perso nel nulla. E ogni volta che abbandoniamo un obiettivo, insegniamo un po’ di più al nostro subcosciente che non fa nulla se non raggiungiamo ciò che ci eravamo prefissati, col risultato che esso lascerà con sempre più facilità il campo all’inerzia.

    Tempesta sul mare di Galilea - RembrandtMi sono nel tempo convinto che la causa spesso risiede nella reale “appetibilità” dell’obiettivo: se esso non genera entusiasmo, se non fa sognare, se non fa venire l’acquolina in bocca al solo pensarci… allora non avrà sufficiente forza per spazzare via la nostra inerzia, e il nostro viaggio si arenerà nei fondali della pigrizia e al vento contrario degli alibi.

    Anthony Robbins dice “non ho mai visto nessuno arrivare al successo arrancando”: ci vuole la carica dell’entusiasmo, l’energia del desiderio. Per questo si dice che bisogna “sognare in grande”: il vento di un piccolo sogno non ha la forza di gonfiare le vele della nostra nave. E’ giusto poi spezzare il percorso in tratte più brevi, in sotto-obiettivi più facilmente raggiungibili e misurabili, per avere percezione che il nostro veleggiare sta dando i frutti sperati. Perché il successo genera successo e “sentire” che stiamo riuscendo ci da nuova e più forte linfa. Ma la meta finale deve essere grande.

    Perché i giovani sono più pronti a gettarsi in grandi imprese? Non perché sono più incoscienti, ma perché non hanno ancora smesso di sognare in grande.
     
     
     
     

    Colombo

     

    L'Angelo di pietra

    L'Angelo di pietra

     

    Un bambino aveva ricevuto in dono un uccellino dalle piume colorate che cantava in modo meraviglioso. Era un uccellino di gran pregio e, per evitare che volasse via, l'avevano rinchiuso in una gabbia dorata, che ora stava appesa a una finestra. Il bambino era malato, non poteva camminare e passava molte ore davanti a quella finestra, ad ascoltare il canto dell'uccellino e a guardare l'esterno. Vedeva la piazza della città, circondata da palazzi nobili e severi, al centro la statua di un condottiero a cavallo che pareva sempre sul punto di marciare ed era sempre immobile, e poi, di fronte, la cattedrale. La cattedrale era grande e antica, costruita in pietra rosa, che al tramonto s'accendeva come fuoco. Aveva sulla facciata una finestra circolare, un rosone bianco e prezioso; e sopra questo rosone, su una mensola di pietra, c'era l'angelo. Non era un angelo bello, di quelli che lasciano incantati, era piuttosto un angelo curioso e malandato, di pietra grigia e sporca, senz' ali e con un dito mozzo. A dire il vero non sembrava un angelo e molti si chiedevano che cosa fosse. Ma sorrideva in un certo modo ed era sicuramente un angelo. Gli angeli, infatti, non si riconoscono dalle ali né dalla veste; nemmeno dalla luce, specie ora che le luci sono tante. Gli angeli si riconoscono dal sorriso. Il sorriso degli angeli non è come quello degli uomini: è lungo, obliquo, simile al sorriso dei bambini quando dormono. Gli angeli sorridono sempre, anche quelli di pietra, ma è raro che qualcuno se ne accorga. Solo il bambino, che stava tante ore alla finestra, aveva visto il sorriso dell' angelo senz' ali e senza dito, ma non sapeva che fosse un angelo. Degli angeli non aveva sentito mai parlare.

    Un giorno la gabbia che rinchiudeva l'uccellino rimase aperta per una distrazione e l'uccellino volò via. Attraversò la piazza, si posò sulla statua, poi si diresse verso la cattedrale, girò intorno al rosone e si fermò sull'angelo. Il bambino gridò, cercò di afferrarlo, ma inutilmente. Vedeva le sue piume colorate diventare sempre più scure per la lontananza e si disperava. Nessuno riusciva a consolarlo. Venne la sera e il bambino non volle lasciare la finestra. Al tramonto la cattedrale s'accese di rosso, come sempre, il marmo bianco del rosone scintillò e l'uccellino sulla statua diventò un piccolo punto scuro senza forma. Poi calò la notte e tutto si confuse. S'accesero i lampioni e sulla piazza solo la statua del condottiero continuava a promettere partenze sempre rinviate. Anche la cattedrale riposava nell' ombra, ma il bambino restava alla finestra. Vegliò tutta la notte e nessuno riuscì a convincerlo ad andare a dormire. Finché all' alba, vinto dalla stanchezza, s'addormentò.

    Si risvegliò ch' era giorno fatto, la piazza era piena di luce, la statua del condottiero come sempre immobile, e nella gabbietta dorata l'uccellino stava al suo posto, come sempre. Ma sulla mensola della cattedrale l'angelo di pietra non c'era più. Nessuno seppe dire dove fosse finita quella statua grigia e monca e, per quanto la cercassero, nessuno la trovò. Solo il bambino sapeva, perché l'aveva visto in sogno, che l'angelo aveva rinunciato ad essere angelo, per diventare l'uccellino colorato che ora nella gabbia, aveva preso a cantare.Quando il bambino guarì, aprì la gabbia e diede la libertà al prigioniero; poi corse a giocare con gli amici. Ed ecco che la statua dell' angelo riapparve sulla mensola della cattedrale, col suo dito mozzo e il misterioso sorriso, a guardare i bambini che si rincorrevano sulla piazza e il condottiero a cavallo, sempre sul punto di marciare e sempre fermo...

    LA SCOZIA (Scotland)

         LA  SCOZIA

    La Scozia è una delle quattro nazioni costitutive del Regno Unito. Anticamente chiamata Caledonia, occupa la porzione settentrionale della Gran Bretagna. Un tempo regno indipendente, dal 1707, con l'Atto di Unione entrò a far parte del Regno di Gran Bretagna, assieme all'Inghilterra. I regni di Scozia e Inghilterra erano peraltro già uniti dinasticamente dal 1603.

     

     Abito tradizionale: kilt

     Il kilt è un indumento maschile che consiste in un pezzo di stoffa arrotolato intorno alla vita (simile alla gonna femminile) ed allacciato. Anticamente il kilt era realizzato con un pezzo di stoffa lungo abbastanza da essere poi appoggiato sulla spalla (dopo essere stato arrotolato intorno alla vita). In realtà il kilt è stato inventato da Thomas Rawlinson, un eccentrico nobiluomo inglese dell'800, che, per una festa in maschera, si vestì in questo modo pittoresco, con quella gonna che ormai tutti pensano tanto "tradizionale": il gentile ed educato Rawlison voleva prendere in giro la schiatta scozzese, ma non sapeva invece di diventare propugnatore di una nouvelle vogue! È da specificare che la gonna, di per sè, è sempre stata un abbigliamento anche maschile, fino agli antichi romani. È invece grazie ai barbari del freddo Nord (e forse proprio a quei celti, i cui discendenti oggi tanto fieramente sfoggiano il kilt) che son stati inventati i calzoni, per l'ovvia loro n